Facebook ha spento una macchina ribelle… ok facciamo chiarezza!

In questi giorni è su tutti i telegiornali la notizia di come Facebook, dopo mesi di ricerche, abbia spento due macchine (aka Alice e Bob), che sembra abbiano incominciato a parlare una lingua incompresibile a noi umani.
Detta così, sembra arrivato il giorno del giudizio, o almeno questa sembra la scelta editoriale dei mezzi di comunicazione.
Da informatco e appassinato del settore, mi preme fare chiarezza su quanto avvenuto a Menlo Park, sede di Facebook nella Silicon Valley.

Alice e Bob non sono due macchine simil Terminator, ma solo due programmi residenti in un computer la cui comunicazione non è tanto dissimile da quella del vostro cellullare durante la ricezione di una notifica.

L’ “intelligenza” che muove i due programmi non è altro che una classe di algormitmi definiti di Machine Learning. Un nome molto evocativo che nasconde la vera natura di questi processi, e cioè modelli statistici e matematici nati tra gli anni ’50 e ’70.
NO PAIN, nessun cervello positronico all’orizzonte.

Il misterioso linguaggio sviluppato da Alice e Bob ? nient’altro che una forma di codice Morse. L’algoritmo di Machine Learning è disegnato per ottimizzare un certo obiettivo che nel caso specifico dello studio condotto dal team di Facebook era quello di portare a termine una trattativa commerciale ottimizzando il costo di acquisto di un certo oggetto. L’utilizzo di un linguaggio simile al Morse è stata la scelta ottima di comunicazione dell’algoritmo di apprendimento automatico.

Infine, perchè l’esperimento è stato interrotto? Semplicemente perchè è stato trovato un errore nella programmazione dell’algoritmo di apprendimento, niente di più.

Detto questo, spero sia chiaro come i telegiornali, ancora una volta, creino disinformazione riguardo i temi informatici, spesso presentati al mero scopo di generare clamore e attirare l’attenzione.
A mio avviso una propaganda informativa riguardo le scienze inforatiche, aiuterebbe l’attenuazione di questo spiacevole distacco dalla realtà dei fatti e forse, un’avvicinamento della popolazione a quello che per me è un mondo carico di stupore e magia.

 

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